Tutta la verità su Gloria Ellis - Martyn Bedford, A. Carbone
"Tier mi ha detto che ero soltanto stanca per il veglione. Ma era qualcosa di più di una malinconia del giorno dopo. Non hai l’allucinazione di una mareggiata catastrofica solo perché hai dormito molto meno del solito e hai bevuto troppo. E questa sensazione non va avanti anche per tutto gennaio e febbraio, e poi marzo e aprile. Non che succedesse tutti i giorni, o in maniera così intensa. Nella testa non è che mi girasse di continuo uno tsunami, però c’era quel senso insistente di irrequietudine. O di insoddisfazione. Nei confronti miei e di tutto il resto. Sono sicura che uno psichiatra avrebbe saputo tirare fuori un mucchio di buone ragioni per cui non avrei dovuto sentirmi così. Però l’umore non ascolta la ragione, giusto?
Il mio non lo ha fatto, mentre andavo in centro per vedermi con le amiche in un normalissimo sabato di metà maggio, due giorni prima che venissi anche solo a sapere dell’esistenza di Uman Padeem.
«Uman ha detto che è entrato nella mia vita perché io ero pronta a farcelo entrare.»
L’ispettore Ryan scocca un’occhiata a mia madre come per ammonirla a non intervenire.
Mi stringo nelle spalle. Queste cose sono incomprensibili. Puoi decidere se crederci o meno"