Recensione - L'invito

L'invito - Ruth Ware, Valeria Galassi

Al solito mi ritrovo a fare la voce fuori dal coro.
Ho sentito parlare così bene di questo libro che appena l'ho iniziato ero entusiasta, tutto mi piaceva, dalla trama al booktrailer e quelle recensioni così entuasiaste mi avevano convinto definitivamente, mi aspettavo qualcosa di epico, interessante e coinvolgente, da non dormire la notte invece la realtà è stata ben diversa
La prima parte devo ammettere che non è partita così male e mi aveva quasi colpito. Ci ritroviamo ad avere a che fare con Leonora, una donna schiva e taciturna, diventata una scrittrice di successo, troviamo Nora ferita, in un letto di ospedale, la donna è confusa e anche noi lettori lo siamo, come lei ci chiediamo cosa possa essere successo, perchè si trovi lì da sola e ferita, se è l'unica o ci sono altre persone coinvolte nel suo presunto incidente....
Veniamo in fretta trascinati nei ricordi di Nora, nei flashback che precedono il suo ricovero in ospedale. In questa fase è impossibile non cercare di carpire informazioni sui personaggi, attaccarci a ogni dettagli per cercare di capire e guardare con sospetto chiunque si presenti di fronte ai nostri occhi, cerchiamo di scoprire chi siano in realtà i personaggi, se magari tra loro si nasconde un possibile killer che possa aver attaccato Nora commettendo una strage magari e soprattutto cerchiamo come la protagonista di comprendere i motivi per cui una ragazza da sempre popolare e famosa possa aver deciso dall'oggi al domani di invitare vecchi amici di scuola che non vedeva da una vita in un cottage degno di un film horror, la classica villetta isolata, in mezzo ai boschi, senza vicini di casa e dove il cellulare è utile quanto un fermacarte. Rimaniamo rapiti dall'atmosfera, dai dettagli inquietanti che ci vengono forniti, ad esempio delle impronte che nessuno degli abitanti sembra aver lasciato e che possono indicare la presenza di un intruso con cattive intenzioni, vogliamo scoprire il misterioso segreto che sembra legare Clare e Nora e cosa ha spinto due amiche come loro a separarsi negli anni. Insomma un inizio con i fiocchi che mi aveva fatto ben sperare peccato che tutto si rovini completamente nella seconda parte. Proprio la parte che dovrebbe emozionare e colpire il lettore dà un colpo di grazia a questo romanzo. Non solo veniamo a scoprire in tre secondi scarsi il fantomatico segreto di Nora, un segreto banale e scontato che probabilmente i più avevano indovinato o anche solo immaginato ma dobbiamo anche sopportare gli scleri della protagonista, i suoi lamenti sulla amnesia che invece di farti empatizzare con lei ti portano solo a sperare che venga presto uccisa da un serial killer, quando tra un lamento, un ricordo e l'altro sembra che il libro stia andando verso la deriva più nera, verso un buco nero l'autrice ha un colpo di genio e decide di regalarci una soluzione del caso completamente no sense, la mente dietro ai fattacci (se così vogliamo chiamarli per evitare spoiler) ti lascia a bocca aperta ma per la ragione sbagliata in quanto tra tutte le persone che si potevano sospettare è la più ridicola e banale, quella che tutti hanno guardato fin dal minuto uno come potenziale pazza/serial killer, l'autrice non si sforza neanche di trovare una spiegazione più strana e particolare al romanzo, anche un pazzo serial killer incazzoso e appena lasciato dalla moglie che vuole vendicarsi su chi organizza addii al nubilato in luoghi isolati poteva andarmi bene ed essere più originale, ti aspetti che la mente criminale sia un personaggio insospettabile, che è riuscito a tenere il basso profilo per tutto il racocnto, così da poter rimanere a bocca aperta e rivalutare completamente il romanzo dandoti della cretina per non esserci arrivata e aver capito chi era in realtà, non è possibile che la prima teoria che una persona si crea in testa è poi quella corretta. Il thriller di per se non è neanche scritto così tremendamente e Ruth Ware dimostra nella prima parte di essere in grado all'occorrenza di saper scrivere e intrattenere il lettore semplicemente il problema è la conclusione, si poteva smascherare un personaggio insospettabile, creare una sotto storia strana e particolare, invece nulla.
A questo sommiamo dei protagonisti odiosi e insopportabili, per tutto il libro ho odiato tutti i personaggi a partire da Nora, nonostante mi senta in qualche modo legata a lei essendo anche io un po' Grinch e solitaria, i suoi pipponi e piagnucolii su qualsiasi cosa mi hanno fatto montare i fumi. Posso capire che non tutti i personaggi ci debbano stare simpatici, ci sta ma se una arriva a pensare "Vabbè anche se muoiono chissene" decisamente c'è un problema, non se ne salva uno, forse Melanie ma perchè è l'unica con un cervello che quando realizza Cottage isolato + neve + telefono muto fa un bel ciaone a tutti e si leva dalle scatole facendo partire una ola e una standing ovating in quanto è l'azione più umana e coerente che potrebbe fare una persona con due neuroni, una che pensa "Perchè sono qui con una che non mi calcola dal liceo? Meglio andarmene a fare la madre che è meglio" ed è giusto, una cosa normale che farebbe chiunque al contrario degli altri, protagonista inclusa che rimangono a lamentarsi perchè non vogliono essere lì e non capiscono perchè Clare li voglia alla festa!
Insomma questo libro è stato una delusione, probabilmente non avrei dovuto farmi guidare troppo dalle aspettative fatto sta che proprio non mi sento di consigliarlo, lo scivolone finale è stato troppo per me e il voto sarebbe di giusto 2 stelline e mezzo per la prima parte e l'atmosfera che aveva creato inizialmente la storia per il resto lo sconsiglio, potete trovare di meglio, romanzi più thiller e psicologici che ti fanno saltare sulla sedia e venire voglia di rileggere tutto per cogliere i dettagli al contrario di questo che non credo avrei neanche la forza di rileggerlo